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PER UNA DEFINIZIONE DI LIBERTÀ SOCIALISTA

Il concetto marxiano di libertà va ben oltre le fondamentali conquiste dello Stato liberale e della sua evoluzione in Stato sociale, avvenuta dopo il secondo conflitto mondiale (in Italia anche per merito dei partiti socialista e comunista, partecipi della scrittura della Costituzione repubblicana) e si lega necessariamente a quell'aspetto che, comunque, dal XIX secolo ad oggi non si è ancora evoluto, ovvero la struttura economica della società. E' quindi fondamentale ricordare che, benché la sovrastruttura si sia evoluta dall'epoca in cui Marx la analizzava, la struttura è rimasta tale, ovvero capitalistica e dominata dalla classe proprietaria. Questo fa in modo che, inevitabilmente, l'economia, intesa come la struttura capitalistica, interferisce sulla politica, intesa come la sovrastruttura democratica, limitandola pesantemente o riducendola ad una “falsa democrazia”. Il concetto di "libertà socialista" così come idealizzata da Marx, quindi, parte dalla libertà democratica e positiva, evidenziandone alcuni aspetti e cercando di migliorarli. La libertà democratica, infatti, se non accompagnata da un'uguaglianza sostanziale fra gli individui - eguaglianza economica, culturale e materiale - rischia di ratificare comportamenti e risultati poco o nulla democratici. Questo perché individui dotati di maggiore disponibilità economica, avvantaggiati materialmente e culturalmente rispetto ad altri, possono interferire su chi è più svantaggiato e dunque influire sulle libere decisioni democratiche condizionandole a proprio favore. Di fatto quanto avviene tutt'oggi negli Stati moderni - con rarissime eccezioni - in cui, pur vigendo un sistema positivo di libertà, la borghesia, che è la classe numericamente minoritaria ma economicamente avvantaggiata, influisce quotidianamente sul pensiero, sulle prospettive e sul libero voto di coloro che sono subalterni economicamente. Il socialismo diviene, quindi, l'orizzonte teorico e politico teso a promuovere l'uguaglianza materiale, economica e culturale tra gli individui che è condizione necessaria per sviluppare l'uguaglianza democratica, ovvero per impedire che una classe (la borghesia) abbia la possibilità di influire sulle decisioni democratiche in misura molto maggiore rispetto quella di altri (il proletariato). Il socialismo è, dunque, necessario per una libertà democratica effettiva e concreta, laddove il capitalismo è inaccettabile perché limita in modo radicale la democrazia, intesa come eguale sovranità dei cittadini. Karl Marx aveva ben presente il concetto di libertà democratica, soprattutto l'idea che la libertà sia innanzitutto il controllo che gli individui esercitano collettivamente sulle condizioni della loro vita comune. Ma la libertà collettiva richiede il superamento delle modalità di relazione antagonistiche e concorrenziali tra gli individui, a favore di un modo di relazione comunitario e cooperativo: “Solo nella comunità, diventa allora possibile la libertà personale” (L'Ideologia tedesca). Per il pensatore tedesco, la reale sfera della libertà comincia solo “laddove termina il lavoro comandato dalla necessità e dalla finalità esterna” (Il Capitale). Per lo sviluppo di tutti gli individui è necessario dunque il controllo collettivo pianificato sulla produzione, controllo che è costitutivo della libertà collettiva poiché consente di superare gli antagonismi e i privilegi di classe e perché libera gli individui da quella cooperazione non coscientemente organizzata ma mediata dal mercato. La libertà socialista non richiede solo uguali diritti e non si accontenta neppure di uguali poteri: il punto che più la caratterizza è che essa esige, con la libertà e l'uguaglianza, anche la fraternità e la solidarietà.




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